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CAPITOLO IX
FERVORE DI CARITA' E DESIDERIO DI MARTIRIO
1161 1. Chi potrebbe descrivere degnamente il fervore
di carità, che infiammava Francesco, amico dello sposo?
Poiché egli, come un carbone ardente, pareva tutto divorato
dalla fiamma dell'amor divino.
Al sentir nominare l'amor del Signore, subito si sentiva stimolato,
colpito, infiammato: quel nome era per lui come un plettro,
che gli faceva vibrare l'intimo del cuore.
“Offrire, in compenso dell'elemosina, il prezioso patrimonio
dell'amor di Dio - così egli affermava- è nobile
prodigalità; e stoltissimi sono coloro che lo stimano
meno del denaro, poiché soltanto il prezzo inapprezzabile
dell'amor divino è capace di comprare il regno dei cieli.
E molto si deve amare l'amore di Colui che molto ci ha amato”.
1162 Per trarre da ogni cosa incitamento ad amare Dio,
esultava per tutte quante le opere delle mani del Signore e,
da quello spettacolo di gioia, risaliva alla Causa e Ragione
che tutto fa vivere.
Contemplava, nelle cose belle, il Bellissimo e, seguendo le
orme impresse nelle creature, inseguiva dovunque il Diletto.
Di tutte le cose si faceva una scala per salire ad afferrare
Colui che è tutto desiderabile.
Con il fervore di una devozione inaudita, in ciascuna delle
creature, come in un ruscello, delibava quella Bontà
fontale, e le esortava dolcemente, al modo di Davide profeta,
alla lode di Dio, perché avvertiva come un concento celeste
nella consonanza delle varie doti e attitudini che Dio ha loro
conferito.
1163 2. Cristo Gesù crocifisso dimorava stabilmente
nell'intimo del suo spirito, come borsetta di mirra posta sul
suo cuore in Lui bramava trasformarsi totalmente per eccesso
ed incendio d'amore.
Per singolare amore e devozione verso di Lui, a cominciare dalla
festa dell'Epifania per quaranta giorni continui, cioè
per tutto il tempo in cui Cristo rimase nascosto nel deserto,
si ritirava nella solitudine e, recluso nella cella, riducendo
cibo e bevanda al minimo possibile, si dedicava senza interruzione
ai digiuni, alle preghiere e alle lodi di Dio.
Certo il servo di Dio era infiammato da un affetto ardentissimo
verso Cristo; ma anche il Diletto lo contraccambiava con grande
amore e familiarità, tanto che gli sembrava di sentirsi
sempre presente il Salvatore davanti agli occhi, come rivelò
una volta lui stesso ai compagni in confidenza.
1164 Bruciava di fervore in tutte le sue viscere per
il Sacramento del corpo del Signore, ammirando stupefatto quella
degnazione piena di carità e quella carità piena
di degnazione.
Si comunicava spesso e con tale devozione da rendere devoti
anche gli altri, e, gustando in ebbrezza di spirito la soavità
dell'Agnello immacolato, il più delle volte veniva rapito
in estasi.
1165 3. Circondava di indicibile amore la Madre del
Signore Gesù, per il fatto che ha reso nostro fratello
il Signore della Maestà e ci ha ottenuto la misericordia.
In Lei, principalmente, dopo Cristo, riponeva la sua fiducia
e, perciò, la costituì avvocata sua e dei suoi.
In suo onore digiunava con gran devozione dalla festa degli
apostoli Pietro e Paolo, fino alla festa dell'Assunzione.
1166 Agli spiriti angelici, i quali ardono di un meraviglioso
fuoco, che infiamma le anime degli eletti e le fa penetrare
in Dio, era unito da un inscindibile vincolo d'amore. In loro
onore digiunava per quaranta giorni continui, a incominciare
dalla Assunzione della Vergine gloriosa, dedicandosi incessantemente
alla preghiera.
Per il beato Michele Arcangelo, dato che ha il compito di presentare
le anime a Dio, nutriva particolare devozione e speciale amore
dettato dal suo fervido zelo per la salvezza di tutti i fedeli.
1167 I santi e il loro ricordo eran per lui come carboni
ardenti, che ravvivano in lui l'incendio deificante. Venerava
con devozione ferventissima tutti gli apostoli e specialmente
Pietro e Paolo, per la loro fervente carità verso Cristo.
In loro onore e per loro amore offriva al Signore il digiuno
di una quaresima speciale.
Nient'altro possedeva, il povero di Cristo, se non due spiccioli,
da poter elargire con liberale carità: il corpo e l'anima.
Ma corpo e anima, per amore di Cristo, li offriva continuamente
a Dio, poiché quasi in ogni istante immolava il corpo
col rigore del digiuno e l'anima con la fiamma del desiderio:
olocausto, il suo corpo, immolato all'esterno, nell'atrio del
tempio; incenso, l'anima sua, esalata all'interno del tempio.
1168 4. Ma, mentre quest'eccesso di devozione e di
carità lo innalzava alle realtà divine, la sua
affettuosa bontà si espandeva verso coloro che natura
e grazia rendevano suoi consorti.
Non c'è da meravigliarsi: come la pietà del cuore
lo aveva reso fratello di tutte le altre creature, così
la carità di Cristo lo rendeva ancor più intensamente
fratello di coloro che portano in sé l'immagine del Creatore
e sono stati redenti dal sangue del Redentore.
Non si riteneva amico di Cristo, se non curava con amore le
anime da Lui redente.
Niente, diceva, si deve anteporre alla salvezza delle anime,
e confermava l'affermazione soprattutto con quest'argomento:
che l'Unigenito di Dio, per le anime, si era degnato di salire
sulla croce.
Da lì quel suo accanimento nella preghiera; quel correre
dovunque a predicare; quell'eccesso nel dare l'esempio. E, perciò,
ogni volta che lo biasimavano per la sua austerità eccessiva,
rispondeva che lui era stato dato come esempio per gli altri.
La sua carne innocente si sottometteva ormai spontaneamente
allo spirito e non aveva alcun bisogno di castighi, in punizione
delle colpe; eppure egli, in vista dell'esempio rinnovava contro
di lei pene e fatiche e obbligava se stesso a percorrere vie
faticose, in vista degli altri.
Diceva: Anche se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
ma non avessi la carità in me stesso e non mostrassi
al prossimo esempi di virtù, poco gioverei agli altri,
niente a me.
1169 5. L'infocato ardore della carità lo spingeva
ad emulare la gloria e il trionfo dei santi martiri, nei quali
niente poté estinguere la fiamma dell'amore o indebolire
la fortezza dell'animo.
Acceso da quella carità perfetta, che caccia via il timore,
bramava anch'egli di offrirsi, ostia vivente, al Signore, nel
fuoco del martirio, sia per rendere il contraccambio al Cristo
che muore per noi, sia per provocare gli altri all'amore di
Dio.
1170 A sei anni dalla sua conversione, infiammato dal
desiderio del martirio, decise di passare il mare e recarsi
nelle parti della Siria, per predicare la fede cristiana e la
penitenza ai saraceni e agli altri infedeli.
Ma la nave su cui si era imbarcato, per raggiungere quel paese,
fu costretta dai venti contrari a sbarcare dalle parti della
Schiavonia. Vi rimase per qualche tempo: ma poi, non riuscendo
a trovare una nave che andasse nei paesi d'oltremare, defraudato
nel suo desiderio, pregò alcuni marinai diretti ad Ancona,
di prenderlo con sé, per amor di Dio. Ne ebbe un netto
rifiuto, perché non aveva il denaro necessario.
Allora l'uomo di Dio, riponendo tutta la sua fiducia nella bontà
del Signore, salì ugualmente, di nascosto, sulla nave,
col suo compagno. Si presentò un tale - certo mandato
da Dio in soccorso del suo poverello - portando con sé
il vitto necessario. Chiamò uno dei marinai, che aveva
timor di Dio, e gli parlò così: “Tutta questa
roba tienila per i poveri frati che sono nascosti sulla nave:
gliela darai, quando ne avranno bisogno”.
Se non che capitò che, per la violenza del vento, i marinai,
per moltissimi giorni, non poterono sbarcare e così consumarono
tutte le provviste. Era rimasto solo il cibo offerto in elemosina,
dall'alto, a Francesco poverello. Era molto scarso, in verità;
ma la potenza divina lo moltiplicò, in modo tale che
bastò per soddisfare pienamente la necessità di
tutti, per tutti quei giorni di tempesta, finché poterono
raggiungere il porto di Ancona.
I marinai, vedendo che erano scampati molte volte alla morte,
per i meriti del servo di Dio, resero grazie a Dio onnipotente,
che si mostra sempre mirabile e amabile nei suoi amici e nei
suoi servi. Ben a ragione, perché avevano provato da
vicino gli spaventosi pericoli del mare e avevano visto le ammirabili
opere di Dio nelle acque profonde.
1171 6. Lasciato il mare, incominciò a pellegrinare
sulla terra spargendovi il seme della salvezza e raccogliendo
una messe abbondante di buoni frutti.
Ma era il frutto del martirio quello che maggiormente lo attirava;
era il merito di morire per Cristo, quello che egli bramava
al di sopra di ogni altra opera virtuosa e meritoria.
Si mise, perciò in cammino alla volta del Marocco, con
l'intento di predicare al Miramolino e alla sua gente il Vangelo
di Cristo e di vedere se riusciva in tale maniera a conquistare
la sospirata palma dei martiri.
Era spinto da un desiderio così intenso, che, quantunque
di fisico debole, precedeva correndo il suo compagno di pellegrinaggio:
bramoso di realizzare il proposito, in ebbrezza di spirito,
volava.
Aveva già raggiunto la Spagna, quando, per disposizione
di Dio che lo riservava ad altri compiti, fu colpito da una
malattia gravissima, che fece svanire i suoi desideri.
L’uomo di Dio capì, allora, che la sua vita era
ancora necessaria ai suoi figli e, benché ritenesse la
morte un guadagno, tornò indietro, a pascere le pecore
affidate alle sue cure.
1172 7. Ma l'ardore della carità lo spingeva
al martirio; sicché ancora una terza volta tentò
di partire verso i paesi infedeli, per diffondere, con l'effusione
del proprio sangue, la fede nella Trinità.
A tredici anni dalla sua conversione, partì verso le
regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli,
alfine di potersi presentare al cospetto del Soldano di Babilonia.
Fra i cristiani e i saraceni era in corso una guerra implacabile:
i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, l'uno di
fronte all'altro, separati da una striscia di terra, che non
si poteva attraversare senza pericolo di morte .
Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse
la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un
bisante d'oro. Ma Francesco, l'intrepido soldato di Cristo,
animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno,
decise di tentare l'impresa, non atterrito dalla paura della
morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.
Confortandosi nel Signore, pregava fiducioso e ripeteva cantando
quella parola del profeta: Infatti anche se dovessi camminare
in mezzo all'ombra di morte, non temerò alcun male, perché
tu sei con me.
1173 8. Partì, dunque, prendendo con sé
un compagno, che si chiamava Illuminato ed era davvero illuminato
e virtuoso.
Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle, il Santo
si rallegrò e disse al compagno: “Abbi fiducia
nel Signore, fratello, perché si sta realizzando in noi
quella parola del Vangelo: - Ecco, vi mando come agnelli in
mezzo ai lupi -”.
Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene,
che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i
servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente
li maltrattarono, li coprirono d'ingiurie e di percosse e li
incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi
e calpestati, per disposizione della divina provvidenza, li
portarono dal Sultano, come l'uomo di Dio voleva. Quel principe
incominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale
titolo erano stati inviati e in che modo erano giunti fin là.
Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che
egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio altissimo, per
mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunciare
il Vangelo della verità.
E predicò al Soldano il Dio uno e trino e il Salvatore
di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta
forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente
che si stava realizzando con piena verità la promessa
del Vangelo: Io vi darò un linguaggio e una sapienza
a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o
contraddire.
1174 Anche il Soldano, infatti, vedendo l'ammirevole
fervore di spirito e la virtù dell'uomo di Dio, lo ascoltò
volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui.
Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli
disse: “Se, tu col tuo popolo, vuoi convertirti a Cristo,
io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti
ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà
ordine di accendere un fuoco il più grande possibile:
Io, con i tuoi sacerdoti, entrerò nel fuoco e così,
almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve
ritenere più certa e più santa”. Ma il Soldano,
a lui: “Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia
voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere
la sua fede”. (Egli si era visto, infatti, scomparire
immediatamente sotto gli occhi, uno dei suoi sacerdoti, famoso
e d'età avanzata, appena udite le parole della sfida).
E il Santo a lui: “Se mi vuoi promettere, a nome tuo e
a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo,
qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da
solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai
miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire
sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza
di Dio, come il vero Dio e signore, salvatore di tutti”.
Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida,
per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì
molti doni preziosi; ma l'uomo di Dio, avido non di cose mondane
ma della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come
fango.
Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del
mondo, il Soldano ne fu ammirato e concepì verso di lui
devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare
alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente
il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai
cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell'anima sua. Ma
il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro
e poiché non vedeva nell'animo del Soldano la radice
della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.
1175 9. Vedendo, inoltre, che non faceva progressi
nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare
il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò
nei paesi cristiani.
E così, per disposizione della bontà divina e
per i meriti e la virtù del Santo, avvenne, misericordiosamente
e mirabilmente, che l'amico di Cristo cercasse con tutte le
forze di morire per Lui e non potesse assolutamente riuscirvi.
E in tal modo, da una parte non gli mancò il merito del
martirio desiderato e, dall'altra, egli venne risparmiato per
essere più tardi insignito di un privilegio straordinario.
Quel fuoco divino, che gli bruciava nel cuore, diventava intanto
più ardente e perfetto, perché in seguito riverberasse
più luminoso nella sua carne.
O uomo veramente beato, che non viene straziato dal ferro del
tiranno, eppure non viene privato della gloria di assomigliare
all'Agnello immolato!
O uomo, io dico, veramente e pienamente beato, che “non
perdette la vita sotto la spada del persecutore, eppure non
perdette la palma del martirio!”.
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